STORIE DI VINO
  • 27 APRILE 2014
  • 8 min
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Memorie di un retrogusto - Contest #StorieDiVino

Era stata una sera come tante. Clienti nuovi e abituali a darsi il cambio fino all’ora di chiusura, nulla di nuovo. Riposo in questa vineria di Roma ormai da un anno; è un bel posto, la gente è tranquilla, c’è buona musica. Riposo ed attendo. Attendo...

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Redazione Wine at Wine

Memorie di un retrogusto - Contest #StorieDiVino

Era stata una sera come tante. Clienti nuovi e abituali a darsi il cambio fino all’ora di chiusura, nulla di nuovo. Riposo in questa vineria di Roma ormai da un anno; è un bel posto, la gente è tranquilla, c’è buona musica. Riposo ed attendo. Attendo che giunga il momento del lungo viaggio, l’ora in cui il mio destino si compirà. Sono nato per questo: recare gioia e soddisfazione a chi mi berrà. Preferibilmente donna! È dalla mia nascita che la sogno. Una magnifica donna che possa carpire al meglio le mie peculiarità e che si senta in paradiso dopo avermi bevuto. Vorrei non mi scordasse mai, portando per sempre con sé il ricordo dell’ultimo sorso, la memoria del mio retrogusto. È per questo motivo che ora mi trovo a richiamare alla mente la mia storia. L’ho trovata finalmente. O meglio, è lei che ha trovato me. Tra tanti vini ha scelto proprio me.

Era stata una sera come tante. Clienti nuovi e abituali a darsi il cambio fino all’ora di chiusura, nulla di nuovo. Riposo in questa vineria di Roma ormai da un anno; è un bel posto, la gente è tranquilla, c’è buona musica. Riposo ed attendo. Attendo che giunga il momento del lungo viaggio, l’ora in cui il mio destino si compirà. Sono nato per questo: recare gioia e soddisfazione a chi mi berrà. Preferibilmente donna! È dalla mia nascita che la sogno. Una magnifica donna che possa carpire al meglio le mie peculiarità e che si senta in paradiso dopo avermi bevuto. Vorrei non mi scordasse mai, portando per sempre con sé il ricordo dell’ultimo sorso, la memoria del mio retrogusto. È per questo motivo che ora mi trovo a richiamare alla mente la mia storia. L’ho trovata finalmente. O meglio, è lei che ha trovato me. Tra tanti vini ha scelto proprio me. Alessia, questo il suo nome, è arrivata poco prima della chiusura, triste, stupenda ed innamorata; in mano stringeva la poesia di una persona che l’aveva fatta soffrire, ma che lei, sicura, riteneva l’uomo della sua vita. Voleva un vino rosso corposo, elegante, legato al territorio e che le ricordasse la sua terra: l’Abruzzo. E adesso sono qui, nel bicchiere. Mi ha già guardato, ha colto le mie sfumature, poi mi ha annusato, mentre leggeva i primi versi della poesia; il viso le si è illuminato, sono sicuro di esserle piaciuto. Ora attendo che arrivi il tanto atteso momento. E, mentre lei finisce di leggere la poesia dedicatale, io rammento la mia vita.

Sono figlio di un grande vitigno: il Montepulciano d’Abruzzo. Le viti dalle quali provengo sono invecchiate bene, dopo quarant’anni danno ancora uve prelibate, sane e adatte a creare vini di notevole spessore. Dalle colline di Ortona, il mio paese, si vedono il mare a est e la montagna a ovest; l’Adriatico e la Maiella, la montagna Madre degli abruzzesi. Le persone che hanno curato e raccolto le uve dalle quali sono nato sono persone semplici, ma vere e genuine, di quelle che non si arrendono mai e amano la loro terra. Io sono figlio di una grande annata. Il mio primo ricordo sono le voci dei miei genitori, la famiglia di vignaioli che mi ha dato alla luce. La vendemmia per loro è sempre stata una festa. L’allegria e la passione per il proprio lavoro sono prerogative del loro carattere. Ricordo i loro volti gioiosi nelle sere di fine settembre, quando il territorio ortonese viene pervaso dal sentore di mosto e l’aria frizzante di fine estate inebria gli animi. I miei genitori sono persone sincere e leali, che guardano alla realizzazione individuale prima che al guadagno. Purtroppo da quello che ho imparato non tutti sono così. Dopo la mia nascita avvenuta con la vinificazione e compiutasi con il travaso, mi misero a riposare nelle cantine sotterranee. La mia compagna d’avventura fu una barrique; sentii dire che venisse da una partita di rovere pregiatissimo, messa all’asta ogni anno e ottenuta da un cru di foresta francese. Quel spectacle! Furono mesi lunghi, nei quali realizzai quale fosse la mia missione. Mia madre è una bella donna, buona, che ama il vino, ma in seguito a delle vicissitudini pare sia avvolta da un velo di tristezza. In quei mesi capii che ciò che volevo di più ed il motivo per cui mi avevano fatto nascere era portare gioia nelle persone. Un buon vino nutre le menti della gente. Volevo farlo anch’io e la mia speranza era trovare una donna come mia madre e portare serenità nel suo animo. Trascorso il letargo, il mio fratellone enologo decise che il mio primo affinamento era giunto a conclusione; ora dovevo passare in bottiglia. Vi rimasi per diversi mesi ancora. Poi un giorno, decisero che la mia maturazione era giunta al termine: ero pronto per lasciare casa.
Venni a Roma, la città eterna, circa un anno fa e da allora ho riposato coricato nella cantina della vineria. Un posto incantevole, con giusta temperatura ed adeguata umidità, con pareti in vetro, dalle quali ho potuto osservare i clienti del locale. Persone diverse tra loro e per questo affascinanti, ognuno con la propria personalità, la propria storia e le proprie origini; tutti accomunati dalla passione per il buon vino. Certo, ogni tanto qualcuno esagera, ma come si fa a resistere a quelli come me? Scherzi a parte, la vineria mi ha dato la possibilità di studiare le donne e gli uomini. Sono esseri fantastici, che non ancora si rendono conto del loro potenziale. Ma, sarà anche la complicità del luogo che crea un senso di comunione, in questa vineria mi sono reso conto di quanto sia grande il loro cuore. Solo che molti dovrebbero ricordarlo più spesso. Come sembra fare Alessia, qui, ora, davanti a me. Dopo avermi assaggiato le idee nella sua mente si sono fatte più chiare. Ha preso il cellulare e ha chiamato il suo uomo. La sua espressione si è fatta prima cupa, poi ha pianto, ma infine, dopo aver parlato della poesia che stringeva nelle mani, le è tornato il sorriso. Una luce particolare e bellissima le ha illuminato il volto. Allora, mentre ascoltava parlare l’altro, mi ha assaggiato di nuovo una, due volte. Alessia ha riso di gusto, il brutto momento era passato, ed io l’avevo aiutata: al telefono stava decantando le lodi per un Montepulciano d’Abruzzo sublime che stava sorseggiando, il quale le aveva riscaldato il cuore e la mente e le aveva suggerito cosa fare. Sì, la mia missione è compiuta. Ho portato gioia e soddisfazione in una donna stupenda, che so non mi scorderà tanto facilmente.

Ora sono qui, dinanzi a lei. Mi sta guardando, sorride, è pronta per l’ultimo sorso. Tra poco intraprenderò il lungo viaggio. È stato magnifico esistere e vista la conclusione non posso far altro che dire che ne è valsa la pena. Il mondo è meraviglioso. E l’ultimo insegnamento che ho appreso con la mia esistenza è che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è Amore.
Ecco, ci siamo. Rilegge la poesia, fa roteare il bicchiere, mi odora, manda giù l’ultimo sorso, assapora il mio retrogusto. Adesso sta ridendo, la sento, non mi dimenticherà mai più. Ora posso congedarmi, dedicando al mondo la poesia che la mia ultima amica tiene stretta nella mano. Ciao Alessia.
 

S’io fossi vino

S’io fossi vino mi nasconderei ai tuoi occhi

Riparato dai miei amici sullo scaffale

Fremendo nell’attesa che tu mi tocchi

Con l’intento di vivere un baccanale

S’io fossi vino libererei la mia fragranza

Ossigenandomi al contatto con l’aria

Pervadendo col mio aroma la stanza

Narrandoti la mia storia millenaria

S’io fossi vino ricambierei il tuo sguardo

Esibendo una limpidezza cristallina

Così incantai Guglielmo il bardo

Ispirando delle sue opere la più divina

S’io fossi vino non vorrei la sua Giulietta

Ma i miei aromi tutti per il tuo olfatto

Ti canterebbero che sei tu la prescelta

Di cotanto nettare che sol per te va matto

S’io fossi vino attenderei il tuo sorso

Per roteare dolcemente nel palato

Così corposo che potresti darmi un morso

Deglutendomi ti sentiresti s’un cavallo alato

S’io fossi vino sarei anche il mio retrogusto

E di permanenza mi troverei molto dotato

Fantasticando ti scorderesti del trambusto

Che fuori da questo luogo è il resto del creato

S’io fossi vino attenderei il tuo giudizio

Pregando d'essere tra i tuoi favori

E se d’un amore questo fosse l’inizio

Sarei sicuro d’aver alleviato i tuoi dolori

S’io fossi vino sarei di certo io

E se tu fossi tu saresti la mia amata

Quando vorrai sarà tuo il cuore mio

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