VINI ROSSI
  • 2 MARZO 2015
  • 2 min
  • 3,2k letture

Mazzamurello 2010 Torre dei Beati: folletto delle vigne

“L’Abruzzo è famoso per due cose: Rocco Siffredi ed il Montepulciano” mi ha detto qualcuno recentemente ad un pranzo! Oggi non vi parleremo ovviamente di Rocco Siffredi e delle sue esperienze sull’Isola dei Famosi, ma di un eccellente Montepulciano ...

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Redazione Wine at Wine

Mazzamurello 2010 Torre dei Beati: folletto delle vigne

“L’Abruzzo è famoso per due cose: Rocco Siffredi ed il Montepulciano” mi ha detto qualcuno recentemente ad un pranzo!

Oggi non vi parleremo ovviamente di Rocco Siffredi e delle sue esperienze sull’Isola dei Famosi, ma di un eccellente Montepulciano d’Abruzzo DOC.

L’azienda produttrice è Torre dei Beati, il cui nome deriva da un affresco del 1400 che si trova nella chiesa di Santa Maria in Piano raffigurante il Giudizio Universale; la torre dei beati è il traguardo a cui tendono le anime dell’aldilà.

L’azienda coltiva vitigni autoctoni nel territorio di Loreto Apruntino e vinifica esclusivamente uva propria. Il vino di oggi è il Mazzamurello 2010, vino premiato con il “Diploma Vini di Veronelli” 2014.

L’etichetta è molto simpatica e raffigura appunto O Mazzamurello, creatura fantastica della tradizione fiabesca Abruzzese e Marchigiana; si tratta di folletti di montagna rinvenibili anche con nomi simili (ma differenti) in altre zone (anche lontane) d’Italia. Nell’immaginario popolare si annuncia battendo dei colpi con una mazza contro le mura di una casa (murello) per annunciare notizie come la prossima nascita di un bambino o la presenza di un tesoro.

Il Montepulciano viene allevato col sistema della pergola abruzzese e vinificato in acciao per poi maturare per 20-22 mesi in barrique nuove con batonnage sulle feccie fini.

Il vino appare rosso rubino intenso; sentori di ciliegia sotto spirito, pepe nero, spezie, tostato, legno, tabacco e goudron, presenti anche note balsamiche e qualcosa che ricorda il cioccolato.

Gran corpo e struttura equilibrata sono accompagnati da tannini fini e maturi, un vino che si annuncia bussando forte al murello del palato. La persistenza è lunga e vi accompagnerà per svariati secondi.

Io l'ho bevuto accompagnato a un tagliere di salumi e formaggi tipici abruzzesi ed arrosticini; c'è chi invece ha deciso di sposarlo alla Pecora alla Callara.

Al suo cospetto la pur buona annata 2011 sembra impallidire, un vino certamente gradevole, più dolce e rotondo che però appare più acerbo e scarico di aromi e gusto.

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