Qualche tempo fa avevamo parlato del Pallagrello, nell’articolo si parlava in generale delle caratteristiche di questo interessante vitigno presente soprattutto nella zona del Casertano ed in Molise; oggi siamo invece a raccontarvi di una degustazione avvenuta presso l’enoteca Vini Divini di Napoli con il produttore Michele Alois.
Michele, con la sua voce leggermente rauca, ci ha spiegato in modo semplicissimo, come si fa con un bambino, i suoi vini ed i processi produttivi che, a leggere talvolta le schede tecniche, vista la complessa terminologia, scoraggiano a priori ogni approfondimento!
Michele ci ha raccontato di quanto i Borboni credessero in questo vitigno, il Pallagrello, sia bianco che nero, narrandoci della competizione con gli Angioini e l’ambizione di Ferdinando IV, detto Re Nasone, anche in questo campo.
Ci ha spiegato il suo territorio, la composizione del terreno, ci ha accennato i processi produttivi, e ci ha descritto l’evoluzione e le correzioni apportate nel suo modo di interpretare e valorizzare i vitigni autoctoni esaltando i pregi e lavorando sui loro limiti.
Ha spiegato a tutti cosa volesse dire “sistema Guyot” e, non amando i francesismi, pur riconoscendo le abilità dei nostri cugini di oltralpe, ha accolto il suggerimento di chiamare tale tecnica dall’allevamento “alla latina”.; James Guyot fu, infatti, colui che mise appunto un sistema di allevamento della vite che in realtà era già utilizzato dagli antichi romani.
Purtroppo nulla a potuto su "batonage", si è dovuto arrendere, non ha trovato un sinonimo italiano che possa sostituire il termine francese per indicare questa tecnica, con la quale Michele lavora il suo vino consentendogli di arricchirsi con gli aromi donati dalla permanenza, per circa trenta giorni, sulle fecce nobili.
Il vino viene poi lasciato fermentare in acciaio per poi affinare in bottiglia per circa quattro mesi.
Ora però veniamo al nostro prodotto! Il Pallagrello bianco è un vitigno che da’ alla luce grappoli “grassottelli” (come li chiama Alois), ovvero pieni, dagli acini piccoli e tondi; compatto e bello da vedere.
Coltivato su terreno di natura pozzolanica e quindi piuttosto minerale, il Pallagrello di Michele pianta le sue radici a 280 metri sul livello del mare, proprio per contrastare la scarsa acidità di base del vitigno, ecco una delle mosse vincenti di Alois e del suo staff.
Ora degustiamo questo Caiatì 2013!
Il colore è giallo oro inteso, di quei colori di cui i profani finti intenditori diffiderebbero, ma che è caratteristico del Pallagrello.
Al naso è davvero complesso… il mix di sentori aromatici è il risultato dell’affinamento sulle fecce e della natura dei terreni. Al naso spicca l’iris, fiori di campo, miele, ma anche mela.
Al palato ha una struttura importante, è rotondo ma anche sapido e minerale e dotato di una buonissima acidità. Buona anche la persistenza. Mi sento di fare i complimenti ad Alois per questo vino che può davvero sorprendere per il potenziale espresso.





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